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DECRETO PIANTE OFFICINALI - RINVIO O ARCHIVIAZIONE?

Ci verrebbe da chiederci: “ma che fine ha fatto lo schema di DM interministeriale di recepimento degli artt. 1 e 3 del decreto legislativo n. 75/2018 - Testo unico in materia di coltivazione, raccolta e prima trasformazione delle piante officinali, ai sensi dell’art.5, della legge 28 luglio 2016, n. 154”?

Un Decreto che era stato da tutti, proprio da tutti considerato come “ordinatore e promotore” di un settore che nel nostro Paese ha sempre rivestito un ruolo marginale, eppure con potenzialità molto elevate. Tutti conoscono i profumi che narrano tutta la particolare caratteristica dei nostri territori.

Eppure il Ministero dell’Agricoltura, l’allora Ministra Bellanova, sembrava credere nel progetto e aveva promosso e costituito il Tavolo Tecnico del settore delle piante officinali, partecipato da ben 61 membri, rappresentanti ministeriali, delle Regioni, degli Ordini e Collegi; delle Organizzazioni Professionali, dei rappresentanti delle Università e dei Centri di Ricerca, CNR, ENEA, AGEA, CREA, AIFA e delle Associazioni di settore coordinato dal Dott. Manzo.

Il Decreto era atteso sin dalla approvazione del Testo unico, tutto lo faceva presagire, in quanto le attese erano molte. Lo schema aveva definito un quadro normativo rispondente alle attese del settore che ha potenzialità di sviluppo elevate e che coinvolge e alimenta tutta la filiera di prodotto: industria farmaceutica e cosmetica, industria alimentare, commercio, trasformazione, coltivazione e raccolta. Prodotti legati al benessere e alla salute delle persone.

Nell’ambito del Tavolo Tecnico erano emerse alcune riflessioni sulla raccolta delle erbe spontanee e la loro coltivazione e sulla applicazione del PAN (Piano d’Azione Nazionale per l’utilizzo razionale dei fitofarmaci), in quanto molti prodotti autorizzati su coltivazioni in essere non sono attualmente autorizzati per l’utilizzo dei trattamenti delle officinali. Problemi che a Decreto approvato sarebbero stati facilmente risolti, constatate le disponibilità e le sperimentazioni già in atto da parte di ditte produttrici di fitofarmaci, delle Università e dei ministeri della Salute e dell’Agricoltura. Il testo del decreto conteneva anche il lungo elenco di erbe e piante officinali coltivabili. La raccolta spontanea sarebbe sempre stata demandata alla federale scelta delle regioni. Durante gli incontri del Tavolo Tecnico una sola eccezione di merito era stata sollevata dal Ministero della Salute che ritenendo che alcune essenze rientrassero nella categoria delle allucinogene, avrebbero dovuto essere diversamente regolamentate.

I Periti Agrari e Periti Agrari Laureati, ritenendo il settore straordinario, per la valorizzazione di territori e professionalità vocati e qualificati, in sede di incontro del Tavolo Tecnico ministeriale proposero (ormai tre anni fa), di licenziare il Decreto estrapolando le piante ritenute dal Ministero della Salute allucinogene, rinviando la regolamentazione a specifica norma successiva.

Dopo il paziente e proficuo lavoro svolto dal Tavolo Tecnico, purtroppo lo stupore (sconcerto) del suo ritiro rimane senza risposta.

Crediamo sia inutile ripotare dati che stimano percentuali di importazione superiori all’80% e che, pertanto, il provvedimento attuativo del D. Lgs 75/2018 era urgente e necessario per riconoscere e supportare le imprese agricole ad avviare, o potenziale o modernizzare le attività di coltivazione e di trasformazione delle numerose specie coltivabili e raccoglibili.

Una prospettiva di diversificazione, specializzazione e di applicazione della multifunzionalità di particolare interesse per tutto l’agroalimentare italiano, che può attrarre investimenti e risorse e favorire nuova occupazione, imprenditoriale, lavoratori e professionisti, soprattutto giovani.

I dati delle importazioni sono eloquenti, quanto preoccupanti. Più dell’80% del nostro fabbisogno, è importato. È inoltre da tutti riconosciuto che questo settore, che richiede un raccordo fra ditte farmaceutiche, cosmetiche, agroalimentari in generale, determinerebbe, fra l’altro la valorizzazione di alcune aree, considerate marginali e la biodiversità della flora officinale che le caratterizza.

Per queste ragioni il Collegio dei Periti Agrari e Periti Agrari Laureati ha compartecipato, con l’unanime consenso dei membri del Tavolo Tecnico, all’appello trasmesso ai Ministri: Patuanelli MIPAAF, Cingolani Transizione Ecologica e Speranza Ministro della Salute, affinché rimuovano le ragioni che hanno determinato il ritiro della proposta e auspicando che lo schema di Decreto, frutto di un approfondito confronto  tecnico e giuridico, realizzato nell’ambito del Tavolo di Filiera, venga riproposto e approvato in tempi brevi e certi.

In questo tempo il PNRR permea ogni proposta o ogni intervento governativo in un gravoso impegno per rilanciare l’economia del nostro Paese. Il DM sulle piante officinali avvierebbe un processo di sviluppo, senza richiedere investimenti dello Stato.

Il Governo non archivi una opportunità già “matura” per essere colta, riprenda lo schema e celermente lo approvi.

 

                                                                                   Per Agr Braga Mario

                                                                                   Presidente CNPAPAL

 

 

 

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