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INTERVENTO AGRICOLTURA ASSE PORTANTE DEL PNRR Per Agr Braga Mario

 

AGRICOLTURA ASSE PORTANTE DEL  PNRR

Per Agr Braga Mario

Presidente Consiglio Nazionale Periti Agrari e Periti Agrari Laureati

CONFERENZA STAMPA SENATO DELLA REPUBBLICA - SALA NASSIRIYA

 

Nell’introdurre queste brevi considerazioni lasciatemi esprimere i miei sentimenti di gratitudine al Presidente dell’Osservatorio Tecnico Legale dei Modelli di Organizzazione e Gestione Controllo degli Organismi di Vigilanza ex D. Lgs n. 231/2001, il Dott. Michele Polini, al Vicepresidente Avv. Alberto Polini e a tutti gli organizzatori dell’evento, ma ancor di più per avermi assegnato il compito di evidenziare il ruolo dell’agricoltura quale asse portante – locomotiva del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza).

Un saluto particolare alla Senatrice Papatheu, con una punta d’invidia per quella sua terra siciliana, unica espressione di unione fra terra e fuoco, e per quel bagaglio di storia da cui il mondo tutt’oggi attinge ispirazione.

 

In quest’aula concedetemi di dedicare un dovuto e doveroso ricordo dei martiri di Nassiriya. La Pace qualche volta fa pagare alti prezzi di sangue.

Sacrifici vissuti con quella divisa che rappresenta il più bell’abito “civile”, garanzia della democrazia.

 

Se le parole sanno ancora racchiudere in sé il senso di una coerente e concreta responsabilità anche “politica”, ed io non ne dubito, quello strutturale essere l’agricoltura “Asse portante” del PNRR fa affiorare, per la prima volta della storia del nostro Paese, la strategicità, la centralità di un “rivoluzione verde”.

Nella storia il pensiero corre alla sacra Bibbia, circa 1700 anni prima di Cristo.

Giuseppe figlio di Giacobbe, come sapete, dalla prigione venne assunto al ruolo di Vice Faraone perché capace di leggere il futuro interpretando i sogni. Con le sue letture e le scelte consequenziali fatte dal Faraone, l’Egitto riuscì a “governare” i sette anni di vacche grasse per superare le gravi difficoltà dei successivi sette anni di vacche magre. Costruì granai, sviluppò nuovi sistemi di coltivazione, aumentò la produzione. Durante la grande siccità, che durò appunto sette anni, Giacobbe e la sua famiglia e molti ebrei per sopravvivere si rifugiarono in Egitto.

Quella profetica capacità di leggere il futuro nell’epoca moderna l’abbiamo sostituita con la programmazione, che purtroppo non ha sempre trovato ispirati politici, sociologi ed economisti; uomini e donne capaci di accompagnare la nostra società verso un modello moderno e solidale.

Ed oggi ci troviamo davanti al sagrato di una sfida, quello della ripresa che non possiamo eludere o rinviare, pena il ritrovarci coinvolti da un degrado sociale e probabilmente anche nel mezzo di probabili conflitti sociali.

 

Bene, molto bene, quindi l’aver scoperto ….riscoperto, proprio nel bel mezzo delle condizioni provocate dalla pandemia, qualche lampo di lettura prospettica per la nostra società, e nel quadro generale l’aver posto l’agricoltura al centro delle politiche di sostenibilità, delle politiche ambientali e delle politiche di sviluppo e di ripresa.

Tutti sanno che il PNRR non è solo un documento programmatico, ma dovrebbe rappresentare il disegno di ripresa e di crescita del nostro Paese, una ripresa innestata nel contesto di un’occidente anch’esso sofferente e qualche volta conflittuale.

Per questo le parole più ricorrenti nel PNRR sono riforme e dimensioni trasversali.

Tutto si tiene, tutto si dovrebbe tenere, tutto si lega nelle politiche di ripresa. Nel Piano nessun settore è isolato. Ogni settore è parte, segmento della filiera, dovrebbe essere tassello di un unico e armonioso mosaico.

Ma in questo periodo credo che la parola riforma debba acquisire un primato assoluto rispetto a tutte le altre anche agli investimenti.

Costruire case sulla sabbia non garantisce il riparo alle famiglie che le devono abitare.

Riforme che devono partire dall’Uomo, dalle Istituzioni, dal cambio marcia della burocrazia per trainare e trascinare una “rivoluzione” che la politica non ha saputo affrontare nel passato.

Ciò che non ha potuto la politica, potrebbe generarlo la pandemia.

Riforme che si generano per costrizione se non proprio per convinzione.

Riforme. Si riforme.

Riforma della scuola, soprattutto della Scuola Tecnica e per me, per la mia categoria per tutto il mondo agricolo della straordinarietà e unicità della Scuola Tecnica Agraria, riconoscendole l’Autonomia gestionale, didattica e costruendo un forte legame con la nostra Professione intellettuale ( i Periti Agrari e Periti Agrari Laureati), con le imprese e il territorio.

Recuperiamo quel lucido pensiero pedagogico di Giacomo Ridolfi, primo fondatore di una Scuola agraria nel 1934 a Siena, al Meleto. Nel 1839 gli fu assegnata per la prima volta sul suolo italico la cattedra di agraria e pastorizia a Pisa. Era nata la prima università agraria.

Le riforme camminano con le gambe di uomini e donne capaci e motivati.

Riforma della Burocrazia. Il Ministro Brunetta credo abbia imboccato la strada giusta. Aprire le porte della burocrazia ad una moderna sussidiarietà.

Se il Governo riformasse anche l’AGEA avremmo già fatto un grande passo avanti, forse avremmo favorito una diversa, più celere gestione dei fondi Europei, avremmo aiutato il Sud ad attenuare le distanze col Nord. Forse avremmo imboccato la strada del “fare gli Italiani.”

Ma il PNRR potrà attuarsi al di là delle risorse se si sapranno ritrovare gli elementi caratterizzanti il Piano Marchall, nel primo dopoguerra.

Risorse certe.

Tempi brevi di erogazione.

Meno politica più tecnica, scienza, impresa, lavoro.

Una visione unitaria e una forte coesione del Paese.

Una buona e unica cabina di regia.

Controlli diffusi ma non persecutori.

 

In questo contesto l’agricoltura, fulcro del coltivare il territorio, coltivare il futuro con la nuova PAC, il Farm to Fork, il Green Deal, il PNRR, potrà fungere da locomotiva per rigenerare l’ambiente rurale e le città.

 

Concludo rinnovando i miei ringraziamenti per l’invito rivoltomi anche a nome del mezzo milione di Diplomati e Laureati Periti Agrari auspicando che il comando della nostra nave (questo Paese) non venga ceduto al cuoco di bordo. Ci troveremmo a discutere su ciò che dobbiamo mangiare domani anziché governare la rotta.

Ce la possiamo fare,

ce la dobbiamo fare.

 

Grazie

                                                                                               Per Agr Braga Mario

                                                                                               Presidente CNPAPAL

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