
Recentemente ho ascoltato una dotta relazione su crescita o sviluppo dell’agricoltura italiana. Come si sa la distinzione fra crescita e sviluppo è sostanziale. L’una, la crescita, orientata ad un aumento quantitativo della ricchezza; l’altro, lo sviluppo, è un processo qualitativo (che non esclude il quantitativo) che valuta e misura gli indicatori che migliorano le condizioni della vita, nessuno escluso.
Lo sviluppo quando si interessa dell’agricoltura assume su di sé molti dei fattori che caratterizzano le criticità del nostro tempo.
Cambio delle condizioni climatiche, spopolamento delle aree interne, ricambio generazionale, difficoltà a reperire manodopera qualificata, il tema dell’immigrazione e sua inclusione, criticità e carenze dei servizi essenziali delle comunità, scuole, sanità, mobilità, trasferimento innovativo, ecc.
Ciascuno dei temi di questo incompleto elenco può essere suffragato di dati, indicatori, rapporti più o meno scientifici che nelle numerose occasioni d’incontro, confronto, scambio, anche nelle sedi istituzionali, corrono il rischio di una qualche ripetitività.
In questi numerosi appuntamenti, qualcuno si spinge un poco oltre a proporre soluzioni di breve o più lungo respiro. Lo fa anche l’Europa. Cosa sarebbe l’agenda PAC se non il consumarsi dell’ennesima maratona per riscrivere “l’ambizione di sviluppo” dell’agricoltura del futuro.
Ma se la malattia è conosciuta e ampiamente condivisa, non ci si distingue mai sui numeri di una fotografia sociale o economico produttiva, il solco si presenta in tutta la sua profondità quando ci si avventura nella cura.
Non vi è dubbio che in questi mesi la nuova PAC 2028 2034 sembra coinvolgere maggiormente i molti attori che popolano il mondo agroalimentare. Sembra che ad di là della condivisione di tutti sulla salvaguardia delle risorse disponibili e non di un loro taglio, affiori un di più di disponibilità a valutare, promuovere e fors’anche costruire modelli a rete, accompagnati da processi consulenziali presenti in alcune aree del nostro paese che possono essere valutati come modelli che hanno fatto e continuano fare scuola in Italia per la loro capacità di fare squadra, d’essere squadra.
Ma in tutti i discorsi, in tutti gli appuntamenti istituzionali vi è sempre una seggiola mancante ed è quella dei professionisti. Agronomi, Periti Agrari, Tecnologi Alimentari e gli operatori qualificati, gli Agrotecnici, che ogni anno vanno a consolidare l’esercito di tecnici, imprenditori, professionisti, lavoratori a tutti i livelli e con tutte le articolazioni di funzione e responsabilità della filiera agricola e alimentare, faticano a trovare accoglienza. Faticano ad essere riconosciuti per il loro ruolo essenziale per determinare, accompagnare e attuare sviluppo globale. Come se la parti professionali e tecnico scientifiche fossero considerate una utilità marginale scontata.
Raramente in eventi e convegni che affrontano i temi dei cambiamenti epocali del nostro tempo. il nostro Collegio, i Periti Agrari e Periti Agrari Laureati, ne ricordo solo qualcuno a Siena, è stato chiamato a esprimersi su quel progetto di rete che in agricoltura ancora fatica a costruirsi, ovvero in quei progetti/processi che possano ri-avviare virtuose condizioni di “sviluppo” del nostro Paese.
Non vorrei che qualcuno considerasse queste considerazioni un consueto e scontato lamento, perché lo sforzo di guardare oltre il limite di ruoli circoscritti, favorirebbe il rilevare un patrimonio di micro iniziative che richiedono solo di trovare cittadinanza nelle istituzioni e nelle relazioni sociali per farsi modello.
I Periti agrari e Periti Agrari Laureati, questo mezzo milione di gente seria, che ogni giorno concorre a non disperdere la speranza di un domani Made in Italy sempre più affermato, che nei professionisti trovano la loro espressione impegnata ad essere accompagnatori di sviluppo, continueranno a sollecitare tutti gli attori a fare squadra e a fare rete e a farlo in fretta. La nuova PAC 2028 – 2034 per perseguire le sfide del nostro tempo deve rigenerare una nuova politica strategicamente solidale e sussidiaria e lo può fare solo facendolo insieme.
Per. Agr. Mario Braga
A cura dello





