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BRAGA NE FRUSTRATO, NE FRUSTATO I PERITI AGRARI SONO FIGLI DI SCUOLE CENTENARIE DI CUI IL PAESE VA ORGOGLIOSO

 

 

Leggo sempre con interesse e… stupore gli interventi del Presidente Orlandi, se non altro perché, nell’arte del disquisire cerca di dimenarsi per legittimare anche ciò che non esiste.

Lo fa cercando sempre aggettivazioni che coinvolgono i rappresentanti di altre categorie (la mia o quella dei dottori agronomi e forestali) aggrappandosi a quelle sentenze, sempre molto argomentate, quasi a voler affermare che dove non arriva la competenza ci si può arrivare con la giurisprudenza.

Ma voglio da subito rassicurarlo non soffro di frustrazioni dovute alla sua bravura nella caccia al cliente “candidato agli esami di stato”, nè soffro per “frustate” subite da qualsivoglia uomo di scuola e della società civile a causa delle competenze della sua categoria, o di quella che forse impropriamente rappresento io (i Periti Agrari e Periti Agrari Laureati).

Mi limito a rilevare come in questo Paese i diplomati di Istituti Professionali richiedono altra valutazione pedagogica, tecnico scientifica e professionale per essere legittimati a svolgere le funzioni loro attribuite dall’ordinamento della Sua categoria, non potendo estrarle dai contenuti dei programmi scolastici.

Aprire contenziosi in ogni angolo del mondo, minacciare sfracelli in ogni sede istituzionale, dimostrare con ogni informazione sopra le righe che gli Agrotecnici sono sempre vicino al cielo, non aiuta i ragazzi diplomati a diventare ciò che non sono, perché quel processo educativo ha una missione consolidata nella storia e nel modello dell’istruzione e della formazione professionale del nostro Paese.

Affermare che i suoi diplomati sono operai, operatori qualificati può offendere la sua suscettibilità, ovvero il sentirsi presidente della migliore categoria di “professionisti del mondo”, ma questo non cambia il dettato Costituzionale che vuole questi indirizzi accompagnare i giovani a conseguire la dignità di un lavoro, di un lavoro vero, di un lavoro richiesto e spesso svolto da altri soggetti senza qualifica. Svolgendo quelle mansioni dignitose, ben pagate, anzi molto più pagate (quasi il doppio) di quanto dichiarano i suoi professionisti iscritti alla Cassa che faticano nella media a raggiungere i 12.500,00 euro all’anno.

E non saranno le sentenze sul catasto a rendere i diplomati degli istituti professionali capaci di svolgere queste mansioni. (conquista di un commicillo inserito in una legge finanziaria in barba ad una sentenza della Corte Costituzionale). Non saranno le sue rivendicazioni a garantire ai clienti pubblici o privati la capacità dei suoi diplomati a svolgere le attività di stime, gestioni amministrative delle imprese, miglioramenti fondiari eccetera, eccetera.

Affermazioni gratuite di un frustrato????

E non possiamo nemmeno dimenticare che la sua categoria, gli Agrotecnici e Agrotecnici Laureati, nasce e si costituisce sul diploma di Agrotecnico oggi diplomato di Istruzione Professionale per l’Agricoltura e lo Sviluppo Rurale. Indirizzo che piace soprattutto ad una sub cultura della formazione professionale e dell’Istruzione Professionale, del lavoro, che con l’ultima riforma ha fatto male al “lavoro”. Se vuole le fornisco alcune riflessioni di alcuni esperti di pedagogia professionale italiani o europei per arricchire il suo bestiario professionale. Un indirizzo quello di Istruzione Professionale che anche per i suoi aspetti sociali svolge un ruolo rilevante, raccogliendo, recuperando anche quei giovani, del disagio, della marginalità sociale, dell’handicap, recuperando anche quegli studenti degli Istituti tecnici Agrari   che già dal primo anno zoppicano.

Se il Sig. Orlandi ha ragione o ha torto, ovvero se il Sig. Braga è un frustrato, lo potremmo chiedere all’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) chiedendoLe di verificare se gli Istituti Professionali preparano “professionisti” su quelle materie che diventano competenze nelle “conquiste” giudiziarie, molto contraddittorie, da Lei ottenute. La pubblicità da Lei sventolata con vivace costanza non sempre trova riscontro sul terreno delle competenze e delle qualità  professionali dei giovani diplomati. Ovvero chiedere all’OCSE che verifichi se le qualità professionali dei diplomati professionali si possono legittimare confondendosi con titoli di studio che un loro storico, consolidato e riconosciuto  riconoscimento lo avevano già, i Periti Agrari e i Dottori Agronomi e Forestali. Sventolare la bravura di accaparrarsi “candidati” agli esami di stato, può essere un buon esercizio quantitativo, nulla può però nell’osservare che con quel corso preparatorio, quel manuale dell’agrotecnico e quell’esame di stato si possono promuovere agevolmente coloro che un titolo di studio professionale più “attrezzato” lo hanno davvero.

Presidente solo questo. Lei conosce la mia determinazione nel chiedere che ogni giovane possa trovare la sua piena dignità umana e professionale, forse non l’apprezza e non la condivide, Lei Presidente da sempre non può condividerla,  ma l’assicuro che ogni giovane illuso, ogni laureato che sperpera più di 140.000,00 euro per iscriversi al suo Collegio e non al suo Ordine, penalizzando la sua competenza, non fa bene ai giovani, né al Paese e nemmeno all’agricoltura italiana.

Forse fa bene ... alle sue parole, non le mancano mai, anche nelle stonate note più alte.

E i Periti Agrari?

Sono impegnati affinché troppi stupidi non confondano la storicità e la qualità professionalizzante degli ITA, con il ruolo formativo dei Professionali. Funzioni e ruoli complementari, ma distinti.

 

 

 

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