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CORONAVIRUS?

Tutti parlano di Coronavirus. E ti credo! Prendo il treno a Brescia e la stazione è deserta. Sul Freccia  i posti abbondano. A Milano la stazione è lievemente frequentata. Fra le persone, con mascherine, guanti o senza, non c’è dialogo, battute, riflessioni che non partano e non cadano sul Coronavirus. Chi lo vive con patemi, paure catastrofiche e inquietudine; chi si fa forza pensando ad una malattia cugina delle influenze.

Tutti sanno però che siamo di fronte ad un “nemico” invisibile e tutt’oggi privo di cure. La corsa al vaccino e ai medicinali richiede tempo. Chi arriverà primo risolverà un “problema” grave, mondiale e … si arricchirà.

Le paure scatenano i sentimenti repressi, più reconditi ed i giudizi sul Governo che sarebbe stato incerto e intempestivo si sprecano. Lo sappiamo tutti, la domenica i numerosi tifosi subiscono una metamorfosi diventando allenatori. Tutti di fronte al Covid-19 si trasformano in virologi e medici. A poco servono le raccomandazioni, i consigli e le prudenti rassicurazioni degli esperti (OMS, Consiglio Superiore della Sanità, Protezione Civile).

La paura va oltre la scienza, la paura si sostituisce alla scienza.

E nel mezzo? Loro, ovvero noi italiani. Zone rosso-gialle, dove tutto si muove in modo impercettibile, ovvero rimane fermo. Si fermano fabbriche, esercizi pubblici, negozi, Chiese, dentisti e i medici di famiglia sono chiamati a barricarsi nei loro studi. Le visite si fanno applicando alla sanità un moderno e innovativo smart working (l’indagine telefonica dei sintomi). Il problema dei problemi è però approvvigionarsi del cibo. Si è assistito così a scene da panico ai supermercati che faticano ad aprire per le resistenze dei dipendenti, è questo rende difficile trovare gli alimenti. Un bel problema quando i frigoriferi e i freezer si svuotano. La cortina di ferro è garantita nelle zone rosse dalle forze dell’ordine e dai militari. Nessun entra e nessuno esce. Lo scenario è certamente simile ad una guerra di fronte ad una invasione di extraterrestri che combattono senza armi da fuoco.

Eppure conflitti ed eventi catastrofici naturali, possono essere affrontati e vinti se si può usufruire di mezzi e strumenti adeguati. Molto determina la capacità organizzativa e i modelli gestionali, ma ciò che rende il “nemico” aggredibile è l’unità, la coesione, lo stare tutti dalla stessa parte. Il decisore, cioè il Governo e il Parlamento; l’operatore, la Sanità in tutta la Sua straordinaria e diffusa organizzazione; e le persone che armate di coscienza e pazienza concorrono ad applicare comportamenti coerenti e rigorosi. Nulla da obiettare a coloro che criticano o esprimono proprie osservazioni e proposte non dimenticando una semplice raccomandazione che il tutto deve essere ricollocato nell’ambito di serie conoscenze tecnico scientifiche.

In questo contesto nessuno può chiamarsi fuori, nemmeno i Periti Agrari e Periti Agrari Laureati. Con la voce univoca della RPT abbiamo inviato una comunicazione alla Protezione Civile offrendo la nostra disponibilità, ma i nostri professionisti sono andati oltre offrendo soluzioni possibili alle imprese agro-alimentari per “vivere” le condizioni complesse e difficili dell’isolamento, che determina notevoli difficoltà di forniture non sopprimibili ne rinviabili. Gli animali mangiano tutti i giorni.

Per quanto riguarda la vita dei Collegi, sollecitati da Giovanni Cattaruzzi Presidente del Collegio del Friuli, ci siamo fatti carico di chiedere al Ministero della Giustizia il rinvio di tutte le Assemblee che hanno scadenza marzo, sia quelle di approvazione dei bilanci, che per il rinnovo dei Consigli dei Collegi, che si trovano nelle aree interessate dal Virus.

Ciò che insieme dobbiamo fare è accompagnare il processo che dovrebbe portare il virus a “uscire”, almeno temporaneamente, di scena.

 

 

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